SCULPTURES
Hai gli occhi fermi di un lago triste
spigoli dentro
se si è scolpiti nel limpido marmo
non si ha pietà per se stessi vero
mi piacciono i tuoi tratti decisi alla Picasso
scongelare e ricongelare fa male
molto male
non temere
mie dolci coste frastagliate di lago triste
imprevedibili sono le acque ma
si fondono facili e furenti sai:
il più puro maroso ci prenda all’unisono
sarà un altro tragicomico gioioso
nuoto a farfalla
su e giù
un duro baratro pieno
di tenerezza.
E NON TI ACCORGI CHE ESISTONO LE ROSE
Urli
nel silenzio del tuo mondo
a un mobilio rassegnato
nel suo starti ad ascoltare
ma è a lui che urli
perché a lui lo puoi fare
pedante
coi fantasmi nella stanza
invischiato
nelle tue stesse parole
con chi ti ha dato la vita
e monocromi galleggianti di paure
è un piacere
per l'orecchio assuefatto......
lo starti a sopportare
Ma non ti accorgi che esistono le rose
fuori nell’erba fresca
in cui potresti anche solo rotolare
e strappare
il verde dei prati
sentire
la rugiada scorrerti sulle dita
in un’alba di sogno
non ti accorgi che esistono le rose
rosse come labbra succose di donna
gialle come un sole ideale
blu come il cielo delle notti stellate
che mai hai saputo assaporare
non ti accorgi delle rose
urlano silenziose come te
le loro spine sugli steli sottili
chiaro messaggio
di non starle a seccare
ma chi lo sa se le rose lo sanno
che esiste anche il vento
che un misero suo sbuffo
le potrebbe cancellare
allora… allora forse si innamorerebbero
correrebbero
comincerebbero a saltare!
ARCOBALENI
A mia madre
Colorata, vestita dell’arcobaleno
te ne andasti, il braccio sinistro un’altalena
che ti spingeva in avanti
come le fiere schiere di combattenti,
come tutti noialtri, lanciati, senz’armi,
in cadmee vittorie d’auto e di casalinghi,
le punte ingellate dei capelli
e tremuli rigonfiamenti del corpo
a proteggerci; ti allontanavi,
il lavoro e la fatica di una vita
nell’altra mano, tutto il tuo passato,
una cartelletta scolastica vecchia di 30 anni.
Vestita dell’arcobaleno
te ne andasti, ti ho vista scomparire oltre i binari
in una stazioncina scordata
dai treni stessi: il preambolo di un addio
è sembrato, l’assaggio
di quando mi lascerai sola
alla stazione centrale della vita,
la volta che due occhi limpidi perdonarono
te
e me stessa.
CORRO
quale uscita
contro mura
vo sfinita
quale uscita
non ho tempo
di chiamare
aiuto potrei
averlo magari
un attimo
per chiedere
per s-cambiare
giacere
immobile
vivere
no
CORRO
solo questo
con motore
che non grippa
mai
purtroppo
solo questo
sento
spinte
da dove
non so
dove
vo
tu fermami
ti prego
altrimenti solo
CORRO
sbatto
contro sbarre
d’acciaio freddo
destra sinistra
avanti indietro
quale scopo
tu rispondi
anche se
domande al vento
nel silenzio
solo quello
vorrei
quello
magari
e giacere invece
CORRO
tu fermami
(ti ucciderei sai)
prendimi
afferrami
trattienimi
rispondimi
perché
perché
non vivo
solo
guardami:
CORRO
io
C
O
R
R
O
C
O
R
R
O
C
O
R
R
O
CORRO soltanto CORRO e…
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